Gaudenzio Ferrari

(Valduggia 1475 - 1546 Milano)

Santa Caterina d'Alessandria Davanti ai Giudici 1530-1535

olio su tavola, 31,5 x 18 cm (12.40 x 7.09 inches)

Campi obbligatori*

Gaudenzio Ferrari

(Valduggia 1475 - 1546 Milano)

Santa Caterina d'Alessandria Davanti ai Giudici 1530-1535

olio su tavola, 31,5 x 18 cm (12.40 x 7.09 inches)

Rif: 943

Provenienza
Piemonte, collezione privata

Bibliografia Essenziale
F.M. Ferro, Gaudenzio a Romagnano Sesia, in «Paragone», XXXIV, 401-403, 1983, p. 75
R. Cara, Regesto dei documenti, in Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari, exhibition catalogue edited by G. Agosti and J. Stoppa, Milan 2018, p. 561, doc. no. 106
C. Falcone, in Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari 2018, pp. 463-466 (with complete bibliography)

L'opera ha fatto ingresso negli studi su Gaudenzio Ferrari nel 1983, quando fu pubblicata da Filippo Maria Ferro su «Paragone». In quell'occasione lo studioso ipotizzò che il frammento provenisse dalla predella della pala con Il matrimonio mistico di santa Caterina dipinta da Gaudenzio Ferrari per il Duomo di Novara, accostandovi anche la scena del martirio della santa, di formato orizzontale, oggi di proprietà della Pinacoteca di Varallo (fig. 1)1.
Contemporaneamente Casimiro Debiaggi rendeva note, sul «Bollettino della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti», due tavolette simili per dimensioni e resa pittorica a quella qui presentata («due quadretti di inconfondibile stile gaudenziano, rivelano le stesse caratteristiche proprie di tante predelle in chiaroscuro del maestro, espresse con fare rapido, sommario e quasi balenante, di vivacissimo effetto mimico»; figg. 2-3)2. Questi elementi di predella erano comparsi alcuni anni prima sul mercato antiquario inglese, già con la corretta attribuzione a Gaudenzio3. Anche nel saggio di Debiaggi si proponeva un accostamento con la tavola di Varallo e si ipotizzava che la banchetta così ricostruita potesse forse un tempo completare la pala del Duomo di Novara. 
Gli studi successivi hanno proposto di individuare in alcune di queste figure a monocromo il contributo di un collaboratore, forse il giovane Lanino4.
La restituzione dell'aspetto originario dell'ancona novarese costituiva tuttavia un problema piuttosto complesso, perché nel corso dei secoli l'opera ha subito numerosi spostamenti e riadattamenti che ne hanno alterato la struttura. I recenti studi di Sergio Monferrini, che ha rintracciato il documento di commissione della pala, hanno finalmente portato nuova luce sulla questione5. 
Il Matrimonio mistico di santa Caterina fu commissionato al Ferrari il 25 febbraio del 1530 direttamente dai due cappellani curati della chiesa, per essere collocato sull'altare parrocchiale situato nel coro del Duomo; il saldo dell'opera risale invece al 1534. Gli accordi prevedevano che Gaudenzio dipingesse nella tavola centrale alcuni dei principali santi venerati dalla comunità locale: Caterina, Gaudenzio, Giuseppe, Agabio e Pietro martire (quest'ultimo però non venne realizzato). Al di sopra trovavano posto le immagini della Lapidazione di santo Stefano e di San Giovanni Battista nel deserto – oggi perdute – mentre la predella era costituita da una serie di putti intenti a ballare e a suonare6. 
Per la predella parzialmente ricostruita da Ferro e da Debiaggi è quindi necessario individuare un'altra provenienza. Sulla base dei testi agiografici dedicati alla giovane martire, l'ordine corretto delle scene conservate, da sinistra verso destra, doveva essere il seguente: Santa Caterina converte i filosofi mentre sono arsi vivi, Santa Caterina d'Alessandria davanti ai giudici, Santa Caterina d'Alessandria sottoposta al supplizio della ruota e la Decollazione di santa Caterina7. 
Le tavolette, eseguite con grande maestria su un pregiato supporto di noce, sono stilisticamente databili agli anni trenta del Cinquecento e precedono di poco la predella, anch'essa a finto rilievo bronzeo, del polittico di Maggianico8. Si può quindi ipotizzare che le storie di santa Caterina appartenessero in origine ad una pala perduta che decorava l'altare della sacrestia superiore del Duomo di Vigevano, opera probabilmente eseguita da Gaudenzio intorno al 1534 con l'aiuto del suo collaboratore Giuseppe Giovenone9. A questa commissione è stato collegato già da tempo un bellissimo foglio a matita, acquerello e biacca raffigurante lo Sposalizio mistico di santa Caterina da Siena e santa Caterina di Alessandria, oggi al Museo Nazionale di Oslo, che potrebbe costituire uno studio del maestro per la scena principale (fig. 4). Gli studi degli ultimi anni inoltre tendono a identificare nello straordinario Compianto su Cristo morto di Gaudenzio, oggi a Budapest, la cimasa di questa prestigiosa commissione10. 

1 Ferro 1985, p. 75; il saggio è stato ripubblicato in F.M. Ferro, L'anima dipinta. Scritti di arte lombarda e piemontese da Gaudenzio Ferrari a Ranzoni, Novara 2010.
        La voce bibliografica più completa sulla tavoletta di Varallo – proveniente dalla collezione Cibrario di Torino – è la scheda di M. Caldera e C. Falcone in Dossier gaudenziani. Restauri alla Pinacoteca di Varallo, a cura di S. Amerigo e C. Falcone, Varallo 2014, pp. 140-145. 
2    C. Debiaggi, Due inedite tavolette gaudenziane, in «Bollettino della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti», XXXV-XXXVII, 1981-1983, pp. 57-62
3 I due frammenti di formato verticale, raffiguranti Santa Caterina che converte i filosofi mentre sono arsi vivi e La decollazione di santa Caterina, sono passati in asta da Sotheby's Londra il 1 novembre 1972 (lotto 70) e poi nuovamente il aprile 1989 (lotti 4-5); sono inoltre documentati nella Fototeca Zeri (schede 23363 e 23335).
4 M. Caldera e C. Falcone, in Dossier gaudenziani 2014, pp. 142-145.
5   S. Monferrini, Il contratto di Gaudenzio Ferrari per il "Matrimonio mistico di Santa Caterina" nel Duomo di Novara, in «Arte Lombarda», Nuova serie, vol. 178, n. 3 (2016), pp. 69-72
6 Parte di questi sono identificabili con le tavolette oggi all'Accademia Carrara di Bergamo: Monferrini 2016, p. 71; M. Caldera, in Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari 2018, pp. 444-445 (con bibliografia completa).
7 C. Falcone, in Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari 2018, p. 466.
8 La predella frammentaria è conservata nelle raccolte del Castello Sforzesco di Milano: M. Romeri, in Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari 2018, pp. 488-491. 
9 Cara 2018, p. 561. Tra 1534 e 1535 la fabbrica del Duomo di Vigevano effettua una serie di pagamenti per lavoro di intaglio e di pittura a Giovanni Pietro da Sesto e a Giuseppe Giovenone, assidui collaboratori di Gaudenzio, quindi è legittimo ipotizzare che fosse proprio il Ferrari l'autore della macchina d'altare in questione. 
10 R. Sacchi, Il disegno incompiuto. La politica artistica di Francesco II Sforza e di Massimiliano Stampa, Milano 2005, I, pp. 206-208; G. Renzi, in Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari 2018, pp. 415-421.
        Il disegno di Oslo, reso noto da Morelli alla fine dell'Ottocento ma poi a lungo trascurato dalla critica, è stato riportato nel dibattito gaudenziano da Giovanni Romano, che ne proponeva una datazione non lontana dagli affreschi di Brera, provenienti da Santa Maria della Pace di Milano (1537): G. Morelli, Kunstkritische studien über italienische malerei. Die galerie zu Berlin, Leipzig 1893, riprodotto tra le pp. 152 e 153; G. Romano, Il coro di San Lorenzo, Alba 1969, pp. 23-24, fig. 17.