Lippo di Andrea di Lippo

(Firenze c. 1370 - 1451 Firenze)

Madonna col Bambino in Trono con San Francesco di Assisi, San'Antonio Abate, San Giuliano e un Vescovo, c. 1425

tempera su tavola, fondo oro, 76,5 x 43 cm (30.12 x 16.93 inches)

Campi obbligatori*

Lippo di Andrea di Lippo

(Firenze c. 1370 - 1451 Firenze)

Madonna col Bambino in Trono con San Francesco di Assisi, San'Antonio Abate, San Giuliano e un Vescovo, c. 1425

tempera su tavola, fondo oro, 76,5 x 43 cm (30.12 x 16.93 inches)

Rif: 932

Provenienza
Milano, Finarte 20 ottobre 1964, lot 10
Milano, collezione privata

Bibliografia
R. Freemantle, Florentine Gothic Painters, Florence, 1975, pag. 424, no. 872

La pubblicazione da parte di Ugo Procacci dei documenti di archivio relativi al pittore ha consentito di tracciarne un sufficiente profilo biografico che sostanzia la personalità del «Lippo fiorentino» menzionato confusamente da Vasari e in altre fonti rinascimentali 1.

Nato a Firenze intorno al 1370/71, l’artista era residente nel quartiere di Santa Maria Novella, gonfalone del Leone bianco, e risulta iscritto all’Arte dei Medici e Speziali verso il 1395, mentre nel 1411 figura tra i membri della Compagnia di San Luca. Altri documenti del medesimo anno ne attestano la partecipazione alla perduta decorazione del Palazzo del Ceppo a Prato, mentre nel 1416 si trova a San Miniato al Tedesco impegnato tra le altre cose ad affrescare la cappella maggiore della chiesa di San Domenico. Un’iscrizione moderna, ma verosimilmente copiata da quella originale, riporta la data 1420 in calce al polittico della Yale University Art Gallery a New Haven, raffigurante la Madonna col Bambino in trono e i santi Alberto, Pietro, Paolo e Antonio abate. Nel 1424 Lippo è ricordato insieme a Masolino. Il ruolo di prestigio raggiunto dal pittore nell’ambiente artistico fiorentino è testimoniato dall’incarico ricevuto nel 1436 dagli Operai della cattedrale di Santa Maria del Fiore - insieme a Rossello di Jacopo Franchi, Bicci di Lorenzo e Giovanni dal Ponte - di affrescare le figure degli Apostoli in occasione della consacrazione dell’edificio, che purtroppo non sono arrivate fino a noi. All’epoca della portata al Catasto del 1446-1447 l’artista si dichiara ammalato e incapace di lavorare già da alcuni anni, mentre nel 1451 risulta già morto. 

È merito di Serena Padovani l’aver indicato per prima l’identificazione di «Lippo fiorentino» con Lippo d’Andrea e di averne avviato la ricostruzione sulla base degli affreschi superstiti della cappella Nerli nella chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze 2. Sulla base di queste pitture è stato possibile trasferire a Lippo d’Andrea la maggior parte delle opere assegnate in passato al cosiddetto Pseudo Ambrogio di Baldese da Van Marle, con la sola eccezione del nucleo di dipinti assegnabili al recuperato Ventura di Moro, una personalità per certi aspetti parallela a quella di Lippo ma chiaramente distinta da lui 3. 

Il dipinto per la devozione privata qui schedato reca ancora la sua incorniciatura originale ed è arrivato fino a noi in condizioni conservative molto soddisfacenti sia per quanto riguarda la superficie pittorica che il supporto ligneo, come attesta il tergo della tavola Sullo zoccolo di base si leggono in capitali dorate le prime parole della salutatio angelica «AVE MARIA GRATIA PLENA DO [MINUS]…», mentre restano solo alcune tracce degli stemmi posti in origine alle due estremità. La Vergine sorregge con entrambe le mani il Figlio e siede su un trono marmoreo con un alto schienale arricchito da un tessuto rosso decorato a motivi dorati, che termina in alto con una robusta cuspide triangolare gattonata. Ad eccezione del santo Vescovo in primo piano a destra - troppo generici appaiono gli attributi di un libro e del bastone da lui recati -, non sussistono dubbi per l’identificazione degli altri tre santi: san Francesco d’Assisi in alto a sinistra, con la croce nella mano sinistra segnata dalle Stimmate, sant’Antonio abate in alto a destra e san Giuliano nelle vesti di un giovane cavaliere in primo piano a sinistra. Degno di nota e relativamente raro nel catalogo dell’artista è il pavimento composto da riquadri rettangolari tirati in rigorosa prospettiva, ognuno dei quali include un rombo, con all’interno un motivo quadrifogliato. 

Il dipinto comparve sul mercato artistico a Milano nel 1964 con il riferimento al cosiddetto Pseudo-Ambrogio di Baldese e con questa etichetta critica di comodo è riprodotto nel repertorio fotografico di Richard Fremantle. Di nuovo presente in epoca più recente a Milano con l’attribuzione generica di “Maestro toscano del XV secolo” 4. L’attribuzione a Lippo d’Andrea s’impone ora con ogni evidenza per i numerosi confronti possibili fra il nostro dipinto e le opere riconosciute da tempo all’artista. Si veda, ad esempio, la puntuale derivazione del gruppo divino e in particolare del trono da quello del già menzionato polittico della Yale University Art Gallery a New Haven (inv. 1871.22a-d), in origine nel convento carmelitano di Santa Maria delle Selve a Lastra a Signa, recante la data del 1420 5. 

Il confronto consente soprattutto di situare cronologicamente il dipinto qui discusso in un momento intermedio fra il polittico di Yale e quello della Galleria dell’Accademia di Firenze (inv. Dep. 18) databile intorno al 1430, proveniente in origine dall’ Ospedale di San Paolo in piazza Santa Maria Novella a Firenze, fondato nel XIII secolo e occupato fino al tardo Quattrocento dai Frati della Penitenza del Terzo Ordine francescano 6.

Il dipinto presente si rivela particolarmente esemplificativo del notevole sforzo di aggiornamento compiuto dall’artista ormai cinquantenne, a partire dal citato polittico di Yale, con l’acquisizione e l’innesto sul tronco della sua incrollabile cultura “neo-giottesca” di elementi e accenti stilistici derivanti dagli artisti più eminenti operanti a Firenze nel corso del terzo decennio del Quattrocento. Il timbro classicheggiante del gruppo divino e l’interesse per una spazialità più definita attestato dal pavimento in prospettiva ricollegano in nostro dipinto alle coeve esperienze di artisti quali Masolino da Panicale, in primo luogo, ma anche di Rossello di Jacopo Franchi o Giovanni dal Ponte, e perfino del Beato Angelico, soprattutto per quanto attiene la gamma cromatica viva e la diffusa luminosità. 

La collocazione cronologica più plausibile per il nostro dipinto appare pertanto intorno alla metà degli anni Venti del Quattrocento, in un contesto fiorentino di straordinaria vivacità culturale che vedeva l’affermazione della nuova visione rinascimentale, continuando però ad offrire ampio spazio anche ad artisti di buon livello come Lippo d’Andrea, che rappresentavano degnamente - e con l’ampio favore di larga parte della committenza borghese ed ecclesiastica -  la solidissima matrice culturale tardogotica presente in città.                                                                                                            

 

1 U. Procacci, Lettera a Roberto Salvini con vecchi ricordi e alcune notizie su Lippo d’Andrea modesto pittore del primo Quattrocento, in Scritti di storia dell’arte in onore di Roberto Salvini, a cura di C. De Benedictis, Firenze 1984, pp. 213-226.

 

2 S. Padovani, in Tesori d’arte antica a San Miniato, a cura di P. Torriti, Genova 1979, pp. 55-56.

 

3 Per lo Pseudo Ambrogio di Baldese si veda R. Van Marle, The Development of the Italian Schools of Painting, vol. IX, The Hague 1927, pp. 86-92; Per Ventura di Moro, cfr. E. Neri Lusanna, Ventura di Moro: un riesame della cerchia del Pesello, in “Paragone”, XLI, N. 485, 1990, pp. 3-20. Su Lippo di Andrea e la bibliografia relativa si vedano almeno A.Tartuferi, in The Martello collection. Further paintings, drawings and miniatures 13th – 18th century, ed. by M. Boskovits, Florence 1992, pp. 90-93; L. Pisani, Pittura tardogotica a Firenze negli anni trenta del Quattrocento: il caso dello Pseudo-Ambrogio di Baldese, in “Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz”, XLV, 2001 (2002), pp. 1-36; S. Chiodo, Lippo d’Andrea: problemi di iconografia e stile, in “Arte Cristiana”, XC, N. 808, 2002, pp. 1-16; S. Chiodo, Gli affreschi della chiesa di San Domenico a San Miniato: un capitolo poco noto della pittura fiorentina fra Tre e Quattrocento (Parte II), in “Arte Cristiana”, XCVI, N. 845, 2008, pp. 86-90; D. Parenti, in Il Tardogotico, “Cataloghi della 

 

 

Galleria dell’Accademia di Firenze – Dipinti”, vol. III, a cura di C. Hollberg, A.Tartuferi, D. Parenti, Firenze 2020, pp. 89-95.

 

4 Secondo quanto annotato sul tergo della foto dell’opera nella Fototeca Berenson a Villa I Tatti a Firenze, la tavola passò in asta a Milano, Finarte, il 29 ottobre 1964, lot 10. Cfr. inoltre in R. Fremantle, Florentine Gothic Painters, London 1975, p. 424, fig. 872.

 

5 Cfr. L. Kanter - P. Palladino, Italian Paintings at the Yale University Art Gallery, Volume I, 1230–1420, New Haven, Conn., 2025, pp. 182–89.

 

6 Su questo importante lavoro di Lippo d’Andrea e la sua provenienza si veda D. Parenti, Un polittico di Lippo d’Andrea per l’Ospedale di San Paolo a Firenze, in “Paragone”, LXV, IIIa Ser., Nn. 114-115, 2014, pp. 66-79.