Pietro Bellotti (attr.)

(Roe' Vociano 1625 - 1700 Gargano)

Ritratto di uno Scultore (forse Niccolo' Roccatagliata), c.1660

oil on canvas, 86,5 x 69,5 cm (34.06 x 27.36 inches)

Campi obbligatori*

Pietro Bellotti (attr.)

(Roe' Vociano 1625 - 1700 Gargano)

Ritratto di uno Scultore (forse Niccolo' Roccatagliata), c.1660

oil on canvas, 86,5 x 69,5 cm (34.06 x 27.36 inches)

Rif: 931

Provenienza
Venice, private collection
Verona, private collection
Milan, private collection

Bibliografia
L. Anelli, Pietro Bellotti 1625-1700, Brescia 1996, pp. 184, 402, n. R139.

Fondazione Federico Zeri
n. 32308

Fondazione Giorgio Cini Onlus
n. 70273

Un gentiluomo di età matura viene descritto mentre è seduto su un’elegante sedia di pelle con pomello e borchie in oro sabbiato. L’abbigliamento distinto, ma sobrio, lo qualifica come appartenente al ceto borghese. Nella mano aggettante verso l’osservatore stringe un marmo già sbozzato – forse la figura di una divinità classica – e un trapano da scultore: si tratta dunque di un artista e lo sguardo profondo e penetrante che lancia fuori dal quadro verosimilmente è diretto verso il modello, del quale si sta apprestando a replicare la fisionomia.

Il dipinto, noto da oltre sessant’anni, rappresenta un affascinante enigma nella ritrattistica del Seicento in Italia settentrionale: un’immagine dell’opera, dalla fototeca di Antonio Morassi – oggi confluita nel fondo dello studioso presso il Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali dell’Università Ca’ Foscari di Venezia –, è contrassegnata da una nota che voleva la tela reperibile nel 1960 in una collezione privata venezianai. Morassi la attribuiva dubitativamente a Pietro Bellotti, pittore originario della Val Sabbia nel bresciano, ma attivo principalmente a Venezia, lungo tutta la sua carriera di formidabile ritrattista e autore di scene popolari. Un’altra immagine, tuttavia, conservata presso la Fondazione Giorgio Cini a Venezia e proveniente dalla fototeca di Rodolfo Pallucchiniii, era stata inserita dallo studioso nella cartella del pittore veronese Marcantonio Bassetti, testimone di rilievo di una stagione precedente, essendosi questi formato, nel corso di un lungo soggiorno a Roma, alla scuola dei primi caravaggeschiiii. Il riferimento a Bassetti torna in un parere di Giuliano Briganti, che, almeno secondo la testimonianza dell’allora proprietario, aveva studiato la tela negli anni ’80, quando questa si trovava in una raccolta veroneseiv. Una terza immagine del dipinto, oggi presso la Fondazione Federico Zeri di Bologna – accompagnata da una lettera del proprietario del 1986 –, era stata catalogata fra gli anonimi veronesiv: a certificare, sia pure dissentendo dall’attribuzione a Bassetti, quantomeno la condivisione da parte dello storico del riferimento culturale di provenienza dell’opera. 

L’attribuzione a Bellotti, suggerita già da Morassi, veniva avanzata nuovamente nel 1996 da parte di Luciano Anelli, nella monografia dedicata al maestro lombardovi. Pur non avendo avuto la possibilità di visionare il dipinto dal vivo, e giudicandolo quindi solo dalla vecchia foto del fondo Morassi, Anelli evidenzia come “sia possibile rilevare magnifici brani di pittura bellottiana nelle mani, nelle borchie della seggiola, nella pittura del volto”, concludendo che “è molto probabile che, quando il quadro riemergerà dalla collezione che lo custodisce, avremo un altro ritratto di Pietro Bellotti”. Anelli dà conto anche del cartiglio apposto sullo schienale della poltrona: esso qualificava l’opera come ritratto di Jacopo Sansovino, ma cadeva in errore sia nell’attestare l’età alla quale lo scultore e architetto fiorentino era venuto meno – Sansovino morì a 84 anni e non a 92, come pure segnalava l’iscrizione – sia nel riportare la data della sua morte, collocata nel 1620 anziché nel 1570vii. Come nondimeno ha dimostrato il recente intervento di restauro, il cartiglio era stato del tutto manipolato nel Settecento: l’iscrizione, dunque, era frutto di una ridipintura che è stata opportunamente eliminata nel corso della pulitura. Ne è venuta fuori una nuova didascalia, in questo caso originale, che recita: “AE(tatis) CIII”. Dal momento che è del tutto inverosimile che si riferisca all’età dell’uomo raffigurato – il quale da parte sua mostra non più di sessant’anni – dovrebbe trattarsi dell’indicazione commemorativa dell’anniversario della nascita dello scultore qui descritto. Questi non potrebbe dunque essere Sansovino, nato nel 1486, né il suo epigono padovano Tiziano Aspetti, artista del quale nondimeno conosciamo un ritratto, ad opera di Leandro Bassano, che lo presenta con una fisionomia completamente diversa. Forse, ma si tratta di un’ipotesi che dovrà senza dubbio trovare maggiori riscontri rispetto a quelli di cui disponiamo oggi, il nostro scultore potrebbe essere individuato in Nicolò Roccatagliata, autore questi nato nel 1559 e morto nel 1629, la cui lunga attività veneziana risultò contrassegnata da una serie di commissioni di prestigio per le maggiori fondazioni religiose della laguna e che fu altresì un ricercato maestro di bronzetti e piccoli marmi d’indole palesemente classicistaviii.

Per quanto riguarda l’attribuzione, del tutto fuorviante appare il nome di Marcantonio Bassetti, chiamato in causa forse proprio in ragione della data apocrifa ‘1620’ che era iscritta nel cartiglio. L’ascrizione a Bellotti, postulata da Morassi e da Anelli, trova certamente maggiori fondamenta, soprattutto considerando alcune delle migliori prove del maestro lombardo in laguna come la celebre Lachesi della Staatsgalerie di Stoccarda o la Parca Atropo del Szépm?vészeti Múzeum di Budapestix. Tuttavia, l’impressione di gagliardo realismo, che Bellotti aveva mutuato dalle opere di Monsù Bernardo e più in generale dai maestri nordici attivi in Lombardia, appare qui nobilitata da un’indole che guarda piuttosto verso il ritratto ufficiale d’impronta rinascimentale e nella fattispecie di memorie lottesca e moroniana. Pur mantenendo dunque il riferimento a Bellotti come chiave della nostra indagine, l’autore di questa seducente e nobile istantanea andrà ricercato tra i maestri delle province orientali in Lombardia, laddove gli stimoli provenienti da Venezia o dal nord venivano comunque coniugati col sostrato culturale di una civiltà figurativa ormai secolarmente sedimentata. 

 

 

 

i L’Archivio-Fototeca di Antonio Morassi, costituito da oltre cinquantamila documenti, purtroppo non è ancora disponibile online. La foto del dipinto è stata pubblicata da Luciano Anelli: L. Anelli, Pietro Bellotti 1625-1700, Brescia 1996, p. 184, ill. 145.

ii Fondazione Giorgio Cini, Istituto di Storia dell’Arte, Biblioteca, Fondo Pallucchini, scheda n. 70273.

iii Su Marcantonio Bassetti si veda: A. Ottani Cavina, Marcantonio Bassetti, in “Arte antica e moderna”, 1964, 26, pp. 151-166 e più recentemente: D. Dossi, Marcantonio Bassetti, Venezia e la pietra di paragone, in “Arte documento”, 30, 2014, pp. 96-99 e G. Papi, Tre dipinti di Marcantonio Bassetti, in Id., Senza più attendere a studio e insegnamenti. Scritti su Caravaggio e l’ambiente caravaggesco, Napoli 2018, pp. 107-117.

iv La lettera del proprietario, in cui si parla dell’expertise di Briganti, datata 19 agosto 1986, è allegata alla scheda dell’opera della Fondazione Federico Zeri.

v Fondazione Federico Zeri, Fototeca Anna Ottani Cavina, scheda n. 32308.

vi L. Anelli, Pietro Bellotti 1625-1700, Brescia 1996, p. 184, ill. 145, p. 402, n. R139.

vii Su Jacopo Sansovino scultore e architetto: M. Morresi, Jacopo Sansovino, Electa, Milano, 2000.

viii Su Niccolò Roccatagliata si veda: C. Kryza Gersch, Nicolò Roccatagliata, in “La bellissima maniera”. Alessandro Vittoria e la scultura veneta del Cinquecento, a cura di A. Bacchi, L. Camerlengo e M. Leithe Jasper, catalogo della mostra (Trento, Castello del Buonconsiglio, 25 giugno – 26 settembre 1999), Trento 1999, pp. 441-457; L. Siracusano, voce Roccatagliata, Nicolò, in Dizionario biografico degli italiani, 88, Roma 2017.

ix Per queste opere si veda recentemente: Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia. Stupore, realtà, enigma, a cura di F. Ceretti, M. Nicolaci e F. Piazza, catalogo della mostra (Venezia, Gallerie dell’Accademia, 19 settembre 2025 – 18 gennaio 2026), Firenze 2025, pp. 104-105, 108-109, nn. 1, 3.