Federico Barocci
(Urbino 1535 - 1612 Urbino)
Studio per la Madonna Albani, c.1600
matita nera, rialzi in biacca su carta giallognola, 13,5 x 11,5 cm (5.31 x 4.53 inches)
Federico Barocci
(Urbino 1535 - 1612 Urbino)
Studio per la Madonna Albani, c.1600
matita nera, rialzi in biacca su carta giallognola, 13,5 x 11,5 cm (5.31 x 4.53 inches)
Rif: 930
Il foglio e' applicato su due controfondi, alla base del primo vi e' un iscrizione "del Barocci 63", in una scrittura del diciottesimo secolo
Provenienza
Casa Albani
Rome, Vincenzo Camuccini
Cantalupo in Sabina Baroness Emma Dantoni Cammuccini
Sotheby’s, Florence, 18 October 1969, lot D 75
Calenzano, Loriano Bertini collection
Milan, Finarte, 4 December 1986, lot 288
Private collection
Bibliografia
Andrea Emiliani, Mostra di Federico Barocci, Museo Civico, Bologna, 14 September-16 November 1975, exh. cat., pp. 240-44, nos. 297-305, pp. 241-42, no. 300, illustrated.
Andrea Emiliani, Federico Barocci (Urbino 1535-1612), 2 vols., Bologna, 1985, pp. 420-27, figs. 929-44, p. 427, fig. 942, illustrated.
John Shearman, ‘Barocci at Bologna and Florence’, Burlington Magazine, vol. CXVIII, no. 874, January 1976, pp. 49-54, p. 51, both for the painting and for the present drawing.
Luisa Vertova-Nicolson, ‘Un “disegno compiuto” del Baroccio per la Madonna della Culla di casa Albani’, Antichità Viva, vol. XXVIII, nos. 2-3, 1989, pp. 26-34. See pp. 28-34, figs. 3-15, for the Madonna Albani, and pp. 32-33, fig. 11, for the present drawing
Andrea Emiliani, Federico Barocci (Urbino 1535-1612), 2 vols., Ancona, 2008, pp. 353-59, nos. 87.1-87.23, p. 358, fig. 87.15, illustrated
L. Baroni, Federico Barocci and the Madonna Albani. A rediscovered sketch, 2026
Presentato per la prima volta nella memorabile mostra su Barocci tenutasi a Bologna nel 1975, e pubblicato e riprodotto nel relativo catalogo, il presente disegno è uno studio per la Madonna Albani di Federico Barocci, oggi nella collezione della Banca Nazionale del Lavoro a Roma, unanimemente considerata una delle ultime invenzioni dell’artista¹. Esso costituisce infatti uno dei ben ventitré fogli messi in relazione con la tela, circostanza che sottolinea ulteriormente come la straordinariamente prolifica produzione grafica di Barocci si sia protratta sino agli ultimissimi anni della sua eccezionalmente lunga carriera².
Il fulcro della composizione è costituito dalla Madonna con il Bambino teneramente addormentato in primo piano a sinistra. Il braccio destro della Vergine è disteso per predisporre la culla per il Figlio, mentre ai lati sono appena visibili il suo letto e il cestino da lavoro. In un ambiente retrostante, sulla destra, si scorge Giuseppe intento ad affilare quella che sembra essere una sega su una ruota metallica, accompagnato da una figura femminile, presumibilmente una sorta di assistente, inginocchiata a terra. L’accostamento tra il cestino da lavoro della Vergine e Giuseppe occupato nella falegnameria è un motivo quasi certamente ispirato alla Madonna del cesto del Correggio, oggi alla National Gallery di Londra, ma che Barocci ebbe modo di vedere nella collezione Baiardo a Parma: un dipinto la cui iconografia derivava a sua volta da una xilografia della Vita della Vergine (Marienleben) di Albrecht Dürer³.
Indipendentemente dal fatto che tutti i disegni messi in relazione con la Madonna Albani siano effettivamente studi preparatori per essa, è evidente che – come prevedibile – la stragrande maggioranza di essi fu realizzata per definire la disposizione delle due figure principali in primo pianoâ´. Tali fogli mostrano come Barocci non avesse inizialmente deciso né di collocare il Bambino sul lato sinistro della Madonna, né tantomeno di raffigurarlo addormentatoâµ. Tra i disegni che corrispondono alla soluzione finale, il presente foglio, notevole per la libertà sperimentale della stesura e per i numerosi ripensamenti, deve essere senza dubbio uno dei più precoci, pur lasciando già intravedere l’intenzione narrativa dello sfondo con la figura di Giuseppe. Solo un altro disegno, conservato nella Biblioteca Comunale di Urbania, rivela con analoga intensità l’artista che – per così dire – “pensa ad alta voce” sulla carta; tuttavia la presenza della culla non lascia dubbi sul fatto che esso debba collocarsi in una fase successiva della sequenza esecutiva, per quanto non esplori la scena di sfondoâ¶.
Non vi è consenso unanime circa la misura in cui l’attuale aspetto del dipinto finale sia interamente dovuto alla mano dell’artista, soprattutto a causa di diverse fonti settecentesche che menzionano una lunga iscrizione latina che all’epoca occupava lo spazio nell’angolo inferiore sinistro originariamente destinato alla culla del Bambino. Poiché la culla è oggi visibile in quella posizione, essa deve dunque essere considerata una modifica tarda, aggiunta molto tempo dopo la morte di Barocciâ·. Ciò nonostante, appare importante ribadire che non è mai stato espresso alcun dubbio sulla responsabilità di Barocci per l’invenzione della composizione, anche e soprattutto in virtù del gran numero di disegni autografi ad essa riferibili giunti fino a noi.
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1 Emiliani 1975, pp. 241-42, n. 300, ed Emiliani 2008, pp. 353-59, nn. 87.1-87.23, per il dipinto e i disegni ad esso collegati. Per il presente disegno si veda p. 358, fig. 87.15, illustrato, e Vertova-Nicolson 1989, pp. 32-33, fig. 11.
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2 Ekserdjian 2018, per l’elevatissimo numero di disegni di Barocci registrati nel suo inventario post mortem.
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3 Vertova-Nicolson 1989, pp. 28-34, per un’analisi dettagliata di questi disegni, alcuni dei quali l’autrice non ritiene collegati alla Madonna Albani.
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4 Emiliani 2008, p. 355, n. 87.4, per la prima ipotesi, e p. 354, n. 87.1, e p. 357, n. 87.7, per la seconda.
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5 Emiliani 2008, p. 359, n. 87.18; Bianchi 1959, n. 15, illustrato; Vertova-Nicolson 1989, p. 33, fig. 14.
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6 Shearman 1975, p. 51, scrive: «Se la Madonna Albani è di Barocci, ciò deve spiegarsi con una senilità che in qualche modo non ha intaccato le sue ultime opere, l’Assunta, il Commiato di Chantilly o la Lamentazione di Bologna»; mentre Agosti 2025, p. 290, esprime dubbi ancora più gravi: «è assai ostico ricondurre a lui l’esecuzione del quadro».
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7 Shearman 1975, p. 51, scrive: «Se la Madonna Albani è di Barocci, ciò deve spiegarsi con una senilità che in qualche modo non ha intaccato le sue ultime opere, l’Assunta, il Commiato di Chantilly o la Lamentazione di Bologna»; mentre Agosti 2025, p. 290, esprime dubbi ancora più gravi: «è assai ostico ricondurre a lui l’esecuzione del quadro».
