67 x 50 cm (26.38 x 19.69 inches)
Rif: 928
Provenienza
Milano, Collezione Max Bondi
Milano, Galleria Lurati, vendita 9-20 dicembre 1929, n. 33
Venezia, Palazzo Mocenigo a San Samuele, conte Andrea di Robilant
Firenze, Palazzo Feroni, Galleria Bellini, vendita 22-27 maggio 1933, n. 120
Firenze, Serristori
Bibliografia
B. Berenson, Italian pictures of the Renaissance. Florentine school, London, 1963, I, p. 146
Il ‘Maestro di San Miniato’. Lo stato degli studi, i problemi, le risposte della filologia, a cura di G. Dalli Regoli, Pisa, 1988, pp. 102, 238, n. 49, fig. 183
Ead., The Master of San Miniato. The Madonna and Child, Trinity Fine Art, London, 2021.
Fondazione Zeri
n. 106254
Fototeca E. Fahy
408169
Davanti ad una balaustra si stagliano i profili della Vergine con il Bambino. Lei, ritratta in piedi a mezza figura, sorregge dolcemente il figlio, chinando il capo con sguardo malinconico; Gesù da parte sua volge il busto verso sinistra sollevando una mano in atto di benedire, mentre con l’altra accarezza delicatamente la madre. Alle loro spalle, dietro la balaustra, compaiono le figure di san Giovannino, che indossa un nobile manto cremisi sulla consueta pelle di cammello e sostiene il bastone terminante con la croce, e Maria Maddalena, anche lei col mantello rosso e il vaso degli unguenti stretto in una mano.
La scena descritta in questa elegante tavola, pregiata testimonianza della civiltà delle botteghe sorta a Firenze negli ultimi decenni del Quattrocentoi, è quella della premonizione di Maria. La Vergine china il volto con profonda tristezza, perché è resa consapevole dalle profezie del futuro dolore che la attende con la morte del figlio: morte cui alludono la croce sorretta da Giovannino, gli abiti rossi della Vergine medesima e dei due santi, nonché la presenza stessa di Maddalena, colei che più da vicino condividerà con Maria il travaglio della crocifissione di Cristo.
Il dipinto, già nella collezione del finanziere Massimo Bondi, venne presentato nel 1929 in un’asta presso la Galleria Lurati di Milanoii. Nel catalogo della vendita l’opera era indicata con attribuzione alla scuola di Domenico Ghirlandaio, con particolare attinenza ai modi di Bartolomeo di Giovanni. Ad acquisirla fu il conte Andrea Nicolis de Robilant, nella cui raccolta – in Palazzo Mocenigo a San Samuele a Venezia, all’epoca di proprietà dell’aristocratico – la tavola viene annoverata in occasione di un’altra vendita nel maggio 1933, questa volta a Firenze presso la Galleria Belliniiii. Bernard Berenson, che vide il dipinto nella collezione del conte Serristori, lo inserisce fra le opere del Maestro della tavola d’altare di San Miniatoiv: un artista questi il cui catalogo iniziale, di appena nove dipinti, era stato individuato dallo stesso Berenson nel 1913 partendo dalla tavola con la Madonna in trono tra i santi Sebastiano Giovanni Battista, Martino e Rocco del transetto destro della chiesa dei Santi Jacopo e Lucia, oggi San Domenico, a San Miniato presso Pisav, e si era via via infoltito nei decenni successivi di nuove acquisizioni da parte dello storico americano, di Géza de Fràncovich, di Raimond van Marle e altri insigni studiosivi. È merito di Anna Maria Bernacchionivii quello di aver postulato, nondimeno con solidi argomenti, l’individuazione del Maestro di San Miniato nella personalità di Lorenzo di Giovanni di Nofri, un pittore fiorentino formato nella bottega di Neri di Bicci – il quale nelle sue Ricordanze a più riprese ne loda le qualitàviii – e che più avanti è documentato in un atelier presso il Canto dei Servi, in prossimità di piazza Santissima Annunziata.
Come ebbe a dire Federico Zeri nel 1988 nella presentazione del volume dedicato all’artista da parte di Gigetta Delli Regoli, il Maestro di San Miniato è testimone di rilievo di quelle botteghe che a Firenze eseguivano dipinti “per committenze private e destinazioni domestiche”ix. L’insolita compresenza qui di Giovanni fanciullo e Maria Maddalena, in una tavola dalla spiccata indole devozionale, potrebbe alludere ai nomi della moglie e del figlio del committente di quest’opera, per il quale il dipinto in questo caso doveva rappresentare una sorta di ex voto familiare alla Vergine. Del resto, l’attività del nostro maestro era contrassegnata da questo genere di composizioni, spesso limitate a tre o quattro figure ben riconoscibili, oppure, più frequentemente, all’immagine solo della Madonna col Bambino. In tale contesto Gigetta Delli Regoli ha isolato alcune opere per le quali più evidente appare l’ispirazione verrocchiescax: in particolare il dipinto qui in esame, laddove i profili appaiono modellati attraverso chiaroscuri di chiara indole scultorea, trova riscontri immediati nella Madonna col Bambino fra i santi Francesco e Giuliano l’Ospitaliere già nella collezione Han Coray a Erlenbachxi, nella Madonna della Strossmayerova Galerija di Zagabriaxii e in quella oggi in Collezione Andreas Pittasxiii – mentre caratteri più spiccatamente botticelliani appare assumere la tavola del Rijksmuseum di Amsterdamxiv, pure chiamata in causa dalla Delli Regoli come confronto per la nostra –. Rispetto a queste opere, tuttavia, nella tavola analizzata si può osservare un’ancora maggiore consapevolezza dei mezzi espressivi da parte dell’artista, segno di una maturazione ormai del tutto acquisitaxv. Appare plausibile dunque collocare il dipinto nella fase più fortunata della carriera del pittore, negli anni ’80 del Quattrocento, quando questi riesce a convogliare, in una formula accostante e molto personale, le diverse suggestioni che gli giungevano dai modelli dei grandi maestri, in una delle stagioni più propizie dell’arte fiorentina e dell’intera penisola italiana.
i Sull’argomento si vedano i saggi contenuti nel catalogo della celebre mostra Maestri e botteghe. Pittura a Firenze alla fine del Quattrocento, a cura di M. Gregori, A. Paolucci, C. Acidini Luchinat, Firenze, Palazzo Strozzi, 16 ottobre 1992 – 10 gennaio 1993, Cinisello Balsamo, Milano, 1992.
ii Vendita all’asta nello interesse della massa creditori del fallimento Max Bondi, Milano, Galleria Lurati, 9 dicembre 1929, n. 33.
iii Collezione del Palazzo dei Dogi Mocenigo di S. Samuele a Venezia di proprietà del Conte Andrea de Robilant, Firenze, Galleria Bellini, 22-27 maggio 1933, n. 120.
iv B. Berenson, Italian pictures of the Renaissance. Florentine school, London, 1963, I, p. 146
v B. Berenson, Catalogue of a collection of paintings and some art objects. Italian paintings, Philadelphia, 1913, I, pp. 23-24. Sulla tavola sanminiatese si veda: A. Matteoli, Il “Maestro di San Miniato” e la sua tavola d’altare nella chiesa samminiatese dei P.P. Domenicani, in “Bollettino dell’Accademia degli Euteleti”, XVI, 27, 1951-1952, pp. 45-49.
vi J. H.H. Kessler, The Master of S. Miniato, in “The Burlington Magazine”, XLVI, 1925, pp. 230-235; G. De Francovich, Appunti su alcuni minori pittori fiorentini della seconda metà del secolo XV, in “Bollettino d’Arte”, VI, 1926-27, pp. 529-547; B. Berenson, Italian Pictures of the Renaissance, Oxford, 1932, pp. 347-349; R. Van Marle, The Development of Italian Schools of Painting, XVI, The Hague, 1937, pp.196-203.
vii A. M. Bernacchioni, Le forme della tradizione: pittori tra continuità e innovazioni, in Maestri e botteghe cit., 1992, pp. 171-180 (pp. 178-179); Ead., Il Maestro di San Miniato: Lorenzo di Giovanni, un “pittore di madonne” del Rinascimento fiorentino, in Museo Diocesano. Lascito Schubert, a cura di P. Biscottini e N. Righi, Milano, 2014, pp. 40-47.
viii Neri di Bicci, Le ricordanze, [1453-1475], a cura di B. Santi, Pisa, 1976, pp. 244-245, 268-269.
ix F. Zeri, in Il ‘Maestro di San Miniato’. Lo stato degli studi, i problemi, le risposte della filologia, a cura di G. Dalli Regoli, Pisa, 1988, p. 13.
x G. Dalli Regoli, Il Maestro di San Miniato: anatomia di un’ipotesi, in Il ‘Maestro di San Miniato’ cit., 1988, pp. 17-115 (pp. 102-103).
xi R. Van Marle, The Development of Italian Schools cit., 1937, p. 198. La tavola è passata recentemente sul mercato con una lunga scheda da parte di Gaudenz Freuler: Koller, Gemälde Alter Meister, Zurigo, 23 settembre 2022, n. 3005.
xii V. Zlamalik, Strossmayerova Galerija starih majstora Jugoslavenske Akademije, Zagreb, 1982, pp. 62-63 n. 19.
xiii The Pittas Collection. Early Italian and Renaissance works, a cura di S. G. Casu, Firenze, 2018, II pp. 116-119.
xiv S. Castri, in ‘Il Maestro di San Miniato’ cit., 1988, pp. 231-232, n. 36.
xv Nella posa della mano sinistra della Vergine, a formare con il pollice e l’indice affusolati una sorta di ‘V’, Gigetta Dalli Regoli riscontra una menzione retrospettiva della Pala di Sant’Anna Metterza di Masaccio, all’epoca nella chiesa fiorentina di Sant’Ambrogio e oggi alla Galleria degli Uffizi: G. Dalli Regoli, The Master of San Miniato. The Madonna and Child, Trinity Fine Art, London, 2021.
