Marianna Carlevarijs
(Venezia 1712 - dopo il 1750)
Ritratto di un Gentiluomo, c. 1750
pastelli colorati su carta azzurra, 59,7 x 44 cm (23.50 x 17.32 inches)
Marianna Carlevarijs
(Venezia 1712 - dopo il 1750)
Ritratto di un Gentiluomo, c. 1750
pastelli colorati su carta azzurra, 59,7 x 44 cm (23.50 x 17.32 inches)
Rif: 885
Provenienza: Collezione privata, Venezia
Bibliografia:
N. Jaffares, Pastellists before 1800, online edition, update 2024, Ji98.114
La lucida trasparenza nella definizione del volto e l’accurata definizione dei particolari delle vesti rispecchiano, pur nell’impeccabile posa protocollare del ritratto di rappresentanza, un’immagine sottilmente caratterizzata e qualificano questo dipinto come opera di Marianna Carlevarijs, figlia del noto vedutista di origine friulana e allieva della celebre Rosalba Carriera.
Le prime notizie sull’artista si devono a Tomaso Temanza (Zibaldon di Memorie Storiche appartenenti ai Professori delle Belle Arti del Disegno, Venezia 1738, ristampa 1963, p.57), che riportava un giudizio positivo su Marianna, “una delle figlie di Luca Carlevarijs”, definita “brava Pittrice di ritratti, e fu allieva di Rosalba Carriera”. Anche Giannantonio Moschini (Della letteratura veneziana del secolo XVIII sino ai giorni nostri, Venezia 1806, p. 88) la citava definendola “distinta nella pittura a pastelli e a miniature”.
Della pittrice non si conosceva tuttavia alcun dipinto, anche se Giuseppe Fiocco asseriva di aver visto in una collezione privata padovana “due buoni ritratti” della Carlevarijs “segnati e con la data del 1750” (G. Fiocco, La pittura veneziana del Sei e del Settecento, Verona 1929, p.66). Fu solo nel 1960 che la ritrattista assunse finalmente “consistenza pittorica” con la pubblicazione di Terisio Pignatti di quattro ritratti a pastello della famiglia Balbi, pervenuti a Ca’ Rezzonico con la tradizionale attribuzione a Marianna Carlevarijs. Lo studioso proponeva una datazione dei dipinti verso il 1740 -1750 e osservava che la mano di Marianna era “riconoscibile per il disegno inciso” (T. Pignatti, Il Museo Correr di Venezia. Dipinti del XVII e XVIII secolo, Venezia 1960, p.45). Infine, Rodolfo Pallucchini riassumendo i precedenti contributi osservava che la pittura, dopo la forzata conclusione dell’attività di Rosalba (1746), assunse, almeno in parte, la successione nell’atelier (La pittura nel Veneto. Il Settecento, Milano 1995, vol. I, p. 266, figg. 435-438).
Nel nostro pastello colpisce l’attenta regia luministica che delinea fermamente i tratti del volto, sottraendolo alla fissità iconica per il soffio d’ombra sulla parte destra che arriva lo sguardo, attenua la prominenza del naso, smorza la sussiegosa piega delle labbra. Nel sottile contrasto di luminosità, spicca il roseo incarnato valorizzato dal candore della parrucca abbondantemente incipriata, la camicia con lo jabot di merletto, la giacca blu cobalto con ricami dorati di stelle alpine e l’argentea medaglia appesa al nastro rosa.
Data l’esiguità delle opere note della pittrice e la conseguente difficoltà a istituire raffronti atti a delinearne un percorso formalmente consequenziale, una prima comparazione può essere fatta con il Ritratto di gentiluomo della Pinacoteca di Brera datato, seppure dubitativamente, al 1737, ovvero quando Marianna verosimilmente operava da ormai oltre un decennio nell’atelier di Rosalba Carriera. Indubbiamente nell’opera si riconosce una notevole capacità di rendere realisticamente i tratti del volto del personaggio effigiato, anche se al contempo emergono quelle caratteristiche di “disegno inciso” rilevate da Pignatti (1960, cit.) nei pastelli raffiguranti personaggi della famiglia Balbi di a Ca’ Rezzonico e cronologicamente collocati dallo studioso verso il 1740-1750.
Recentemente è passata all’asta Dorotheum di Vienna (15 dicembre 2023, lot. 30) la coppia raffigurante il Ritratto di Claudio Giupponi e della moglie Antonia Girardi Giupponi (fig. 3-4) pubblicati da Neil Jaffares (Dictionary of Pastellists before 1800, London 2006, Online Edition, 3.12.2023, av.) che recano sul verso le seguenti iscrizioni: “La pitrice Carlevaris / 1750 / Claudio Giupponi / d’anni 22 […] / Marama Carnevales”; “1750 / Pitrice La Carnevalis / Antonia Girardi d’anni 19 – […] Claudio Giupponi d’anni 22 […]”. Per quanto non autografe, le scritte consentono di identificare i personaggi e permettono una credibile datazione; inoltre sono forse riconducibili a quelle dei due “buoni ritratti […] segnati e con la data del 1750” ricordate da Fiocco (1929, cit.).
Desta infine curiosità un pastello di Ca’ Rezzonico in cui è ritratto lo stesso personaggio del dipinto qui esaminato. In pessimo stato di conservazione, il dipinto è tradizionalmente attribuito a Lorenzo Tiepolo – attribuzione messa in dubbio da Neil Jaffares (cit. Online Edition, 13.02.2024, av.) – e comunque potrebbe testimoniare l’esistenza di un ritratto della stessa Rosalba Carriera preso a modello da discepoli o frequentatori del suo atelier.
Databile al quinto decennio del secolo, il nostro pastello costituisce un prezioso tassello nella ricostruzione della fisionomia di Marianna Carlevarijs che rivela un notevole acume nella percezione del soggetto come garbato dato di realtà fissato con grazia rococò.
