Alessandro Magnasco

(Ancona 1643 - 1724 Genova)

Mago e Pescatore in un Paesaggio Marino

olio su tela, 94,5 x 71,5 cm (37.20 x 28.15 inches)

  • Riferimento: 783
  • Provenienza: Londra, Browse e Delbanco, Milano, collezione privata
Descrizione:

Condition report disponibile a richiesta

Dipinto in collaborazione di Francesco Peruzzini (Ancona 1643 - 1749 Genova)

In un paesaggio aperto su un’insenatura di mare – che lambisce la rigogliosa vegetazione nata in prossimità degli scogli –, si stagliano in primo piano le figure di un popolano, verosimilmente un pescatore scampato al naufragio della sua imbarcazione, e di uno stregone, chiamato forse a placare la tempesta attraverso le sue arti divinatorie. La natura protoromantica della veduta, con squarci di cielo azzurro che in alto preannunciano il sereno, mentre le onde del mare, mosse dal vento, continuano a frangersi sulle balze e a trascinare a riva le merci contenute nelle stive delle navi – si veda a riguardo il bellissimo brano di barili e fagotti, quasi una natura morta, in basso a destra –, testimonia di una cultura che nel XVIII secolo prende spunto ancora dalla teoria degli affetti secentesca; ma questa volta per dar luogo ad una nuova rappresentazione del paesaggio, partecipe ormai della variabilità e dell’irruenza delle passioni umane.

Il dipinto qui in esame fa parte di un nutrito gruppo di opere – tutte facilmente assimilabili dal punto di vista formale, nonché per la natura misteriosa e poetica dei soggetti espressi –, realizzate in collaborazione da Alessandro Magnasco e dal pittore, paesista d’origine marchigiana, Antonio Francesco Peruzzini (1643 – 1724). Peruzzini, formatosi ad Ancona nella bottega del padre Domenico, si mosse presto verso il nord Italia e poi a Firenze, dove subì l’influenza della tradizione di Salvator Rosa e dei paesaggisti toscani del Seicento[i]. A Milano iniziò il sodalizio col giovane Magnasco attorno al 1690, per poi rinnovarlo a più riprese nel corso del primo quarto del nuovo secolo, prima a Firenze e poi nuovamente a Milano[ii]: in particolare in Toscana, alla corte di Ferdinando de’ Medici, Peruzzini ebbe modo di collaborare – oltre che col maestro genovese –, anche con Sebastiano Ricci, in uno scambio di suggestioni basate sulla rapidità d’impressione ed esecuzione e su uno stile nervoso e guizzante, stile che si esprimeva nei paesaggi mossi dal vento così come nelle figure, spesso realizzate con veloci pennellate da parte dei due grandi pittori d’inizio Settecento[iii]. La libertà espressiva di Peruzzini e il gusto per il pittoresco, in aperta polemica con la visione di una natura rarefatta ed artificiosa – diffusa nello stesso periodo soprattutto a Roma dai pittori dell’Arcadia –, lo rendevano il collaboratore ideale per la poetica di Magnasco, che si nutriva invece delle suggestioni del vero. In definitiva le figure descritte da Magnasco e le storie narrate postulavano l’ambientazione immaginifica ed evocativa dei fondali di Peruzzini, quasi che fra i due vi fosse un rapporto speculare a quello di un autore di teatro con il suo scenografo.

Alessandro Magnasco era nato a Genova nel 1667[iv]. Figlio del pittore Stefano, morto prematuramente quando Alessandro aveva solo cinque anni, si trasferì in tenera età a Milano entrando presto nella bottega di Filippo Abbiati. Questi era il più barocco e ‘berniniano’ fra i maestri milanesi: Magnasco mutuò da Abbiati il gusto per i drammatici contrasti tra luce ed ombra, come pure un’indole antiretorica delle fisionomie, studiate nella loro naturalezza e sollecitudine e cariche di spirito vitale. A partire dagli ultimi anni del Seicento, il pittore si specializzò nei quadri “di genere”, inserendo spesso piccole figure in paesaggi realizzati da collaboratori specialisti. In questo periodo inizia, come detto, la collaborazione con Peruzzini, destinata a durare oltre vent’anni: fra le prime opere di questo sodalizio si segnala la Marina in tempesta con figure di pescatorioggi alla Alte Pinakothek di Monaco[v], che seppur in una composizione più distesa ed analitica – non a caso orizzontale – richiama temi formali che troviamo pure nel nostro dipinto. Questo è però sensibilmente più tardo, forse già riferibile al secondo soggiorno milanese: il dipinto a cui il nostro appare più prossimo è probabilmente la Marina con figure, già nella raccolta di Samuel Henry Kress ed oggi al Lowe Art Museum di Coral Gables (FL, Stati Uniti), tela questa riferita agli anni 1712-13 e replicata qui pure nella composizione[vi]. Molto vicini appaiono anche i due pendant con Sant’Antonio che predica ai pescie Sant’Agostino e il mistero della Trinità, già nella collezione dello storico Brenno Geiger[vii], come il poco più tardo Cristo che salva san Pietro dalle acquedella National Gallery of Art di Washington[viii]. In generale il tema marino, spesso svolto attraverso la descrizione di una lunga insenatura – che apre la prospettiva verso città fortificate, disposte sul fondo a chiudere l’orizzonte – era congeniale all’indole dei due pittori, in quanto le vibrazioni luminose della loro stesura ben esprimevano la concitazione del mare in burrasca e delle figure dei naufraghi in cerca di salvezza. Consapevoli della tradizione del paesaggio secentesco, Magnasco e Peruzzini portano avanti dunque presupposti formali che saranno ammirati soprattutto dalla cultura romantica, dalla fine del Settecento in poi. Non è un caso che i grandi collezionisti ed estimatori di Magnasco, all’inizio del XX secolo, saranno due intellettuali formati sulla letteratura e sulla filosofia del Romanticismo, quali il veneziano Italico Brass e il ‘veneziano d’adozione’ Benno Geiger (cui si può accostare il berlinese Paul Cassirer, che ospitò nella sua galleria nel 1914 la prima mostra monografica dedicata al Maestro). Tuttavia limitare la figura di Magnasco a quella di un geniale anticipatore in pittura dello Sturm und drang, probabilmente non gli rende del tutto giustizia: con il suo sguardo partecipe della natura e del vero, Magnasco parla difatti a tutte le epoche; trasportandoci in una dimensione aldilà della storia, e illustrandoci categorie dello spirito per noi sempre attuali, il maestro genovese continua e continuerà ad emozionarci e a guidarci, con i suoi sottili colpi di pennello, alla scoperta di quel caleidoscopio che è la realtà.



[i]Su Antonio Francesco Peruzzini si veda: M. Gregori, Altre aggiunte e risarcimento di Antonio Francesco Peruzzini, in “Paragone”, 307, 1975, pp. 69-80; L. Muti, D. De Sarno Prignano, Antonio Francesco Peruzzini, Faenza 1996; Antonio Francesco Peruzzini, a cura di M. Gregori e P. Zampetti, catalogo della mostra (Ancona, Mole Vanvitelliana, 28/7 – 9/11/1997), Milano 1997; R. Ragnetti, voce Peruzzini, in Dizionario Biografico degli Italiani, 82, Roma 2015, pp. 575-579.

[ii]Sul rapporto tra Magnasco e Peruzzini si veda in particolare: L. Muti, Peruzzini-Magnasco: un nodo da sciogliere, in Muti, De Sarno Prignano cit., 1996, pp. 30-46; L. De Rossi, Due paesaggi con figure di Alessandro Magnasco e Antonio Francesco Peruzzini, in “Arte documento”, 17/19, 2003, pp. 456-461. 

[iii]E. Arslan, Contributo a Sebastiano Ricci e ad Antonio Francesco Peruzzini, in Studies in the history of art dedicated to William E. Suida on his eightieth birthday, a cura di P. A. Underwood, Londra 1959, pp. 304-311; M. A. Novelli, Nuovi accertamenti sul soggiorno bolognese di Sebastiano Ricci e sui suoi rapporti col Peruzzini, in “Arte Veneta”, XXXII, 1978, pp. 346-351.

[iv]Su Magnasco: B. Geiger, Magnasco, Bergamo 1949; F. Franchini Guelfi, Alessandro Magnasco, Campomorone (GE) 1977; ead. Magnasco inedito: contributi allo studio delle fonti e aggiunte al catalogo, in “Studi di storia delle arti”, V, 1983/85, pp. 291-328; L. Muti, D. De Sarno Prignano, Alessandro Magnasco, Faenza 1994; Alessandro Magnasco 1667 – 1749, a cura di M. Bona Castellotti, catalogo della mostra (Milano, Civico Museo d’Arte Contemporanea, 21/3 – 7/7/1996), Milano 1996; Alessandro Magnasco (1667 – 1749). Gli anni della maturità di un pittore anticonformista, a cura di F. Franchini Guelfi, catalogo della mostra (Parigi, Galerie Canesso, 25/11/2015 – 31/1/2016), Parigi 2015.

[v]M. Pospisil, Magnasco, Firenze 1944, p. LXXX, tav. 89; Muti, De Sarno Prignano cit., 1994, p. 240, n. 236, fig. 163.

[vi]F. Rusk Shapley, Paintings from the Samuel H. Kress Collection. Italian schools XVI-XVIII century, Londra 1973, p. 111, fig. 208; Muti, De Sarno Prignano cit., 1994, p. 208, n. 51, fig. 232.

[vii]Geiger cit., 1949, p. 157, nn. 40-41, tavv. 491-492.

[viii]M. Gregori, Un mosaico per Antonio Francesco Peruzzini, in “Paragone”, 12, 1997, pp. 56-65 (p. 65, tav. 31).

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