Maestro Mantegnesco Veronese

(Attivo a Verona, seconda meta' secolo XV)

Cristo in Pieta' ai Piedi della Croce, c. 1480

tempera e olio su pergamena applicata su tavola, 35,4 x 26 cm (13.94 x 10.24 inches)

  • Riferimento: 734
  • Provenienza: London (?), Sir Rex de Charembac Nan Kivell (born Reginald Nankivell); Birmingham, Lancelot Key collection
Bibliografia:

Exhibition of Italian Art 1955, p. 16, cat. 27 (as Bernardino Butinone), Birmingham 1955, cat. 27

Descrizione:

Il dipinto si presenta in un buono stato di conservazione, con qualche caduta di colore solo nella veste della figura femminile inginocchiata sulla destra. Il restauro portato a termine da Carlotta Beccaria nel 2018 ha messo in luce la delicatezza degli accordi cromatici, che si apprezza particolarmente osservando il trascolorare del cielo all’imbrunire. La scena raffigura una originale versione del tema della deposizione di Cristo dalla croce, con la Madonna che sorregge il corpo di Cristo come avviene nell’iconografia nordica del Vesperbild o Pietà. Molti personaggi fanno corona all’episodio sacro, tra cui si riconoscono agevolmente le pie donne, San Giovanni, la Maddalena Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo.

La riflettografia ha consentito di leggere l’iscrizione entro il cartiglio nella parte apicale del montante e di apprezzare il disegno sottostante. In particolare l’indagine ha messo in evidenza un pentimento, visibile anche a occhio nudo, all’altezza della traversa della croce, in origine progettata leggermente più in basso (fig. 1).

Il dipinto venne esposto la prima volta a Birmingham nel 1955 in occasione della Exhibition of Italian Art, quando era proprietà di Lancelot Key, dalla cui raccolta provengono anche alcuni ottoni della Birmingham School of Music. Per quanto riguarda la storia collezionistica è significativo inoltre ricordare la provenienza dell’opera dalla collezione di Sir Rex de Charembac Nan Kivell, nato Reginald Nankivell (1898-1977), neozelandese di stanza a Londra che si distinse per la sensibilità di collezionista e mercante dei massimi pittori del primo Novecento come Bonnard, Soutine, Picasso, Max Ernst per citare solo i maggiori.

Il Cristo in pietà ai piedi della crocenel catalogo della mostra di Birmingham venne attribuito a Bernardino Butinone (doc. 1438/39 - 1510) per gli evidenti punti di contatto con la cultura mantegnesca che contraddistinguono il pittore bergamasco nella sua attività giovanile. Nell’analizzare questi aspetti della sua produzione giovanile la si è spesso spinta ad ipotizzare un suo soggiorno a Verona per dare spiegazione della conoscenza ravvicinata del trittico dipinto da Andrea Mantegna tra 1457 e 1459 per l’altare maggiore della chiesa di San Zeno a Verona (A. Bacchi, In pittura… 1994, pp. 16-25). 

Questa intuizione ha trovato conferma in un documento ristudiato dallo scrivente (Vinco 2006, pp. 85-90). Si tratta di un transunto settecentesco di una documentazione quattrocentesca relativa a commissioni di opere d’arte per la chiesa di San Zeno Maggiore e per la cappella da essa dipendente di San Dionigi di Parona, località alle porte occidentali di Verona. Riguardo la prima commissione il documento, che riporta la data 1476, recita: “Donatus, dipinse la Palla dell’Altar nuovo, Bernardino pitor aggiuto al suddeto Donato a dipinger la detta Palla per alcune giornate” e Bernardino suddetto dipinse il piede della suddetta Palla con Istorie”. Riguardo la seconda commissione, sempre dello stesso anno, si ricorda invece che “detto Bernardino dipinse la Palla della Chiesa di San Dionisio, il volto della Cappella, la Statua di detto Santo et la figura della Beata Vergine sopra la loza della detta Chiesa”. L’identificazione del trittico da parte di Luciano Rognini con un’opera venduta nel 1900 dalla famiglia Erbisti alla famiglia Cuzzieri, e in seguito transitata nelle collezioni Gualino a Cereseto Monferrato e Arnoldo Schubert a Milano (fig. 2), ha suggerito a De Marchi (2006) di identificare il Bernardino attivo per l’abbazia di San Zeno e autore del trittico di Parona con Bernardino Butinone. 

In quell’occasione De Marchi evocava giustamente a confronto una Crocifissione segnalata come proprietà dell’antiquario Voena - precedentemente in collezione B. Mortimer e transitata all’asta Christie’s, New York, 19 maggio 1993, lotto 30 - per dimostrare i rapporti stringenti tra il pittore bergamasco e la predella della pala di San Zeno di Andrea Mantegna (fig. 3). Nel trittico di San Dionigi di Parona, nella Crocifissionedi Butinone e nel Cristo in pietà ai piedi della crocetorna identica l’idea del piano di rocce in primo piano e del terreno disseminato di sassolini. L’impatto della pala di Mantegna interessò in varia misura tutti i pittori veronesi attivi nella seconda metà del Quattrocento. Tra questi, come è noto, spicca il caso del trittico di Francesco Benaglio (1432 circa – 1492) per l’altare maggiore della chiesa dell’osservanza francescana veronese di San Bernardino del 1462, che si ispira letteralmente all’opera di Mantegna per San Zeno. Penso che negli anni in cui più Benaglio maggiormente risentì dell’influsso mantegnesco vada collocata la Crocifissione già in collezione Rudolph Kann che Bernard Berenson assegnava a Domenico Morone (1442-post 1518) nel catalogo di vendita dell’American Art Association, 7 gennaio 1927, lotto 46 (fig. 4). Dovrebbe trattarsi di un’opera che precede il trittico per San Bernardino, da leggere in stretta continuità con l’Imago Pietatis assegnatagli da Miklós Boskovits (in Italian Paintings 2003, p. 98), transitata all’asta Sotheby’s, New York, 27 gennaio 2011, lotto 136). 

Mettendo correttamente a fuoco la presenza di Bernardino Butinone a Verona, e recuperando tra le pieghe della storia i dipinti veronesi meno noti e dispersi nelle varie collezioni private, si delinea un contesto mantegnesco assai vivace entro cui trova la giusta collocazione il nostro Cristo in pietà ai piedi della croce. La stessa scelta iconografica di raffigurare la Deposizione di Cristo come “Vesperbild”richiama i molti esempi di area nordica presenti in città a partire dal XIV secolo (Vinco 2011). Questa soluzione iconografica si diffuse in particolare nelle località lungo il corso del fiume Adige, via naturale di comunicazione con le regioni settentrionali, e venne utilizzata sia dai pittori che dagli scultori locali. Particolarmente significative sono le affinità che emergono tra il Vesperbild al centro della composizione e quello conservato al Museo “Giovanni Battista Cavalcaselle” alla tomba di Giulietta di Verona, databile al 1447 circa e un tempo collocata a decorazione della porta della locale Domus Pietatis (fig. 5-6) (Varanini 1996, p. 41). 

Riconduce alla collocazione della tavoletta in ambito veronese anche il confronto con alcune Crocifissioni particolarmente“affollate”, che trovano il loro prototipo in quelle di Altichiero per la cappella di San Giacomo al Santo (1376-1379 circa) e per l’Oratorio di San Giorgio a Padova (1379-1384 circa). La fortuna veronese di questa crocifissioni si riscontra ad esempio nell’affresco di Turone sulla controfacciata della chiesa di San Fermo Maggiore (1385 circa), in una tavoletta veronese del 1380-1390 circa, già in collezione Fabrizio Moretti (De Marchi, in The Middle Ages…2011, pp. 102-109) e in un disegno di metà Quattrocento del The Cleveland Museum of Art (acc. No. 56.43) (fig. 7). Questo foglio è molto importante ai fini della nostra ricerca in quanto è documentato ab antiquo a Verona come parte dell’album di disegni di Antonio II e Antonio III Badile, membri di una delle botteghe cittadine maggiormente fiorenti tra XV e il XVI secolo. La storia critica del foglio ruota infatti attorno ai nomi di Altichiero e di Butinone; ora si propende invece più opportunamente per una datazione alla metà del Quattrocento (A. Schmitt-Degenhart, in Degenhart, Schmitt2010, pp. 293-294, cat. 836). Proprio alla luce di questo disegno è stato possibile interpretare correttamente la figura sulla destra del nostro dipinto che guarda in modo pensoso lo spettatore. Apparentemente fuori contesto, è in realtà estrapolata dal tema iconografico del gruppo di soldati che si giocano le vesti di Cristo (fig. 8). 

Ma questi non sono gli unici aspetti che fanno propendere per un’origine veronese della pergamena su tavola raffigurante il Cristo in pietà ai piedi della croce. A questo proposito è utile menzionare anche due miniature di notevole interesse attribuite dalla critica all’artista mantegnesco Francesco dai Libri (1450 circa – 1506). Si tratta della Sepoltura di Cristo della Courtauld Art Gallery di Londra (inv. D.1978.PG.346; cm 17,1 x 12) e di una Pietà presso il The Cleveland Museum of Art (inv. 1951.34; cm 14 x 9,3) (figg. 9-10), che invece a mio avviso è un capolavoro giovanile del figlio Girolamo (1474 ca. – 1555), in rapporto con una grisaille attribuita a Bernardino Butinone (Londra, British Museum, inv. 1902-8-22-3; cm 12,4 x 10,1) (Castiglioni 1986, pp. 83-85, figg. III.49-50; 1996). Se entrambi i fogli sono all’evidenza ritagli da manoscritti miniati, come dimostra la presenza della cornice azzurra che corre lungo i bordi, essi rappresentano un’utile testimonianza dello sviluppo in senso monumentale della miniatura veronese in rapporto alla quale va letta la pergamena incollata su tavola che qui si esamina. 

Allo stato attuale delle nostre conoscenze sugli artisti mantegneschi veronesi risulta difficile formulare con sicurezza una proposta attributiva. L’autore di questa tavola è certamente intriso di cultura mantegnesca con tangenze butinoniane che fanno propendere per una datazione intorno al 1480. I migliori confronti possono essere infatti istituiti con il corpus di miniature di Francesco dai Libri, e in particolare con ilSalterio Greco e Latino della Biblioteca Trivulziana di Milano (Cod. 2161) databile al 1480-1490 circa. Come in molte delle opere mantegnesche veronesi, anche in questo Trasporto dell’Arcacompare il terreno con le rocce spaccate in primo piano a costituire il limite anteriore della composizione. Inoltre, la scelta di ambientare l’episodio entro quinte rocciose, tra le quali si fa spazio la natura verdeggiante, ci parla di uno stretto contatto tra il massimo miniatore mantegnesco, Francesco dai Libri, e l’anonimo autore del nostro Cristo in pietà ai piedi della croce(figg. 11-12). 

Come ipotesi che attende ulteriori conferme, va a mio avviso tenuta nella debita considerazione la possibilità che l’autore sia da identificare con il poco noto Jacopo da Verona, documentato nella città scaligera da due registrazioni anagrafiche nel 1472 e nel 1483, ma già deceduto prima del 1492 (Castiglioni 1986, pp. 59-60). L’attività di questo miniatore è purtroppo conosciuta solo grazie ai due Petrarca del 1459 (Vienna, Nationalbibliothek cod. 2649) e del 1460 (Dresda, Sächsische Landesbibliothek, Ob 26) e al Salterio della Biblioteca Apostolica Vaticana (Barb. Lat. 482) del 1459, ma si può può avanzare l’ipotesi di lavoro che una volta tornato in patria abbia dipinto opere simili alla nostra pergamena incollata su tavola. 

 

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