Jusepe de Ribera

(Jativa 1591 - 1652 Napoli)

San Pietro Penitente

Olio su tela, 125,5 x 95,5 cm (49.41 x 37.60 inches)

  • Riferimento: 697
  • Provenienza: Collezione privata
Bibliografia:

N. Spinosa in Sassari 2015, pp. 134-135, n. 20

N. Spinosa, in Caravaggio e il suo tempo, San Secondo di Pinerolo, 2015-2016, pp. 140-141, n. 31

D. Porro e A. D’Amico, in I Santi d’Italia. La pittura devota tra Guercino e Carlo Maratta, catalogo della mostra, Milano, Palazzo Reale, 2017, p. 88, n. 22, ill p. 68 e 89

Descrizione:

 

Quest’opera è una versione dipinta da Ribera della tela, lievemente diversa solo per dimensioni (126 ´ 97 cm), che l’artista spagnolo firma “Jusepe R(la parte finale risulta abrasa forse a seguito di antichi interventi di restauro), e che nell’Ottocento si trovava nella collezione di Stephenson Clarke in Inghilterra. La tela inglese, ricomparsa nel 1992 presso la galleria Matthiesen a Londra, fu esposta nello stesso anno, con una datazione intorno al 1630, nella mostra sul pittore, presentata a Napoli, presso Castel Sant’Elmo, a cura di Alfonso E. Pérez Sánchez e di N. Spinosa. In seguito, è entrata a far parte delle raccolte dell’Art Institut di Chicago (illustrata nelle varie edizioni della monografia su Ribera, nel 2002 e nel 2006, in italiano, e nel 2008, in spagnolo).

Il soggetto raffigurato, tratto dagli Atti degli Apostoli, con San Pietro che si pente, con le lacrime agli occhi, per aver negato tre volte di conoscere Cristo, fu illustrato più volte dal pittore, con soluzioni diverse, sia per schema compositivo che per atteggiamento espressivo e per resa pittorica, in momenti diversi della sua lunga attività, iniziata al tempo del giovanile soggiorno a Roma, documentato con certezza dal 1612 alla metà del 1616, quando si trasferì definitivamente a Napoli. Tale soggiorno, in verità, ebbe inizio già prima del 1608, per essere interrotto dal 1610 alla fine del 1611, quando, grazie all’appoggio di Mario Farnese, imparentato con il duca Ranuccio, ottenne una serie di incarichi pubblici per tele destinate a chiese di Parma, andate disperse o distrutte.

La disposizione della figura di San Pietro nelle due identiche tele dell’Art Institut di Chicago e in quella qui esposta, proveniente dalla raccolta Angelini di Chieti, con una dilatata apertura delle braccia a definire concretamente e in profondità lo spazio circostante, anche attraverso il taglio studiato delle luci e delle ombre, come l’utilizzo accorto e sapiente di rischiarate stesure di dense materie cromatiche, concorre a collocarle entrambe, a brevissima distanza di tempo, pochi anni dopo la versione del San Girolamo e l’angelo con la tromba del Giudizio dipinta da Ribera, con soluzioni affini, nel 1626, per la chiesa napoletana della Trinità delle Monache e oggi appartenente alle collezioni del Museo di Capodimonte.

Con una più concreta definizione spaziale, le due redazioni del San Pietro penitente si datano dopo il San Girolamo di Capodimonte e vicino alle numerose tele con ‘ritratti’ di filosofi o geografi dell’Antichità e di apostoli o santi diversi, ‘a mezzo busto’ o di tre quarti, che Ribera dipinse, in serie o separatamente, intorno al 1630, per vicerè di Napoli e prestigiosi committenti sia napoletani che spagnoli. Queste rappresentazioni sono realizzate nel clima delle correnti ‘neostoiche’ allora diffuse tra Roma e Napoli, nelle quali si riscontra, come nel San Pietro qui esposto, una resa più pacata e comunicativa, rispetto ai soggetti affini del periodo romano o degli inizi napoletani, segnati da un accentuato vigore pittorico e di resa espressiva, in chiave naturalista e di forte matrice caravaggesca, con marcati stati d’animo e reazioni emotive. In tal senso e sulla base di questi rilievi, il dipinto in argomento, come il suo prototipo di Chicago, si colloca molto vicino al San Francesco d’Assisi alla Porziuncola della Cappella del Palazzo Real del Pardo, vicino Madrid, al quale spetta una datazione tra il 1628 e il 1630 (Spinosa 2006, nn. A67, p. 285, e A75, p. 289).

Dello stesso dipinto con San Pietro penitente sono note, evidentemente per il successo riscontrato dopo la prima versione ora a Chicago, varie altre redazioni, per lo più copie di mano di anonimi collaboratori o imitatori dello spagnolo. Tra le repliche sicuramente assegnabili a quest’ultimo va segnalata la tela comparsa presso la Maison d’Art a Montecarlo, esposta nel 2003 nella mostra Jusepe de Ribera el Españoleto, presso il Museo de San Carlos a Città del Messico, curata da A. E. Pérez Sanchez e da chi scrive (n. 31, pp. 144-145): tela probabilmente da identificare, anche per le stesse dimensioni, con la versione ora qui presentata. Tra le copie dipinte da collaboratori e imitatori del maestro spagnolo si segnalano, oltre a varie redazioni conservate in raccolte private, di fattura poco più che modesta, quelle conservate nel Museo Sorolla a Madrid, appartenente alla raccolta del noto pittore spagnolo attivo con eccessivo successo tra fine Ottocento e inizio Novecento, nel Museo del Monastero di San Lorenzo all’Escorial e nel Museo Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis a Palermo. Tra queste una citazione particolare merita la copia (119 ´ 94,5 cm), appartenente a una collezione privata romana, che, già assegnata da Ferdinando Bologna a Giovanni Ricca, fu dipinta, intorno al 1635, da Hendrick van Somer, del quale qui si espone il Davide con la testa di Golia di una raccolta privata a Parigi.

 

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