Giovanni Battista Pellegrini

(Venezia 1675 - 1741)

Carlo e Ubaldo Giungono nel Giardino di Armida, 1705 c.

Olio su tela, 23,2 x 13,2 cm (9.13 x 5.20 inches)

  • Riferimento: 688
  • Provenienza: Collezione privata
Descrizione:

Due guerrieri, il primo a cavallo e coperto da una fulgente armatura, il secondo abbigliato con un mantello rosso da gentiluomo, giungono in un rigoglioso giardino. Ad attenderli seduta vi è una donna, avvolta in un sontuoso abito e con un’acconciatura da dama settecentesca; alle sue spalle si scorge il capo, coperto dall’elmo, di un altro guerriero, evidentemente prigioniero d’amore della gentildonna. Il soggetto di questo bel bozzetto è individuabile in uno degli episodi più celebri della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso: il passaggio del canto XVI in cui i paladini Carlo e Ubaldo, inviati da Goffredo, entrano nel palazzo di Armida per ricondurre alla ragione Rinaldo, allontanarlo dalla fanciulla e farlo tornare alla guerra dei Crociati. Armida era una maga musulmana, nipote del signore di Damasco. Preso prigioniero in battaglia il cavaliere cristiano Rinaldo, se ne era invaghita a tal punto da usare su di lui i filtri magici, legandolo a sé con catene di fiori. Fu l’intervento di Carlo e Ubaldo a determinare l’allontanamento di Rinaldo dall’amata e il ritorno del guerriero all’assedio di Gerusalemme. L’autore del bozzetto è individuabile nel pittore veneziano Giovanni Antonio Pellegrini. L’artista, nato da famiglia padovana – ma a Venezia e non a Padova, come pure sostenevano Antonio Maria Zanetti e Antonio Guarienti – fu, tra i veneziani, il maestro più libero e meno vincolato alla cultura del territorio. Questa sua caratteristica si deve indubbiamente al suo singolare apprendistato, che lo vide attraversare le Alpi all’età di soli quindici anni, al seguito del maestro Paolo Pagani. L’esperienza a Vienna e in Moravia, seguita in età più adulta ad un importante soggiorno romano e poi a frequenti trasferimenti a servizio delle maggiori corti europee, segnarono la formazione di un pittore specificatamente tardobarocco, consapevole del linguaggio di natura internazionale che si era andato formando alla fine del XVII secolo . Due furono i maestri che più lo impressionarono nella fase giovanile: naturalmente Giordano – il pittore che riscuoteva l’eco più vasta nelle esperienze figurative veneziane della seconda metà del Seicento – studiato nelle tele di Santa Maria della Salute, ma anche più avanti nei dipinti inviati alla corte di Francia; e poi Baciccio, osservato attentamente negli affreschi della Chiesa del Gesù a Roma. Quello che colpiva il temperamento di Pellegrini era la speditezza della pittura di questi maestri, capaci di trasmettere alle loro opere una nervosa e vibrante commozione. Per questo, pure accostandosi, a partire dal momento del trasferimento in Inghilterra nel 1708, alla temperie più facile e piana di Sebastiano Ricci, tuttavia Pellegrini non rinunciò mai all’energia degli scuri, usati e calibrati per donare robustezza alle figure e pathos ai racconti. Non è casuale che siano i bozzetti – come già nell’opera di Sebastiano Ricci – più dei dipinti stessi ad indicare quale fosse la ragione formale seguita dall’autore. I dipinti difatti talvolta appaiono emendati dai contrasti di luce, risolti attraverso una tenuta più distesa. I bozzetti mantengono invece tutta la freschezza dell’invenzione e la libertà creativa di un’artista dalla fervida intelligenza. Per dirla con le famose parole di Ricci, nella lettera all’amico conte Giacomo Tassis “questo piccolo è l’originale e la tavola d’altare è la copia” : straordinaria dichiarazione di una nuova sensibilità estetica divenuta cifra comune negli artisti del primo Settecento e di cui Pellegrini si mostra pienamente consapevole e partecipe. Il bozzetto esposto è databile ai primi anni del nuovo secolo, in prossimità dell’esecuzione dei soffitti di Palazzo Albrizzi a Venezia e delle numerose tele con Storie di Alessandro Magno, sparse per varie collezioni in Europa e negli Stati Uniti. Un confronto molto pertinente può essere proposto col bozzetto preparatorio della tela de L’incontro tra Alessandro e Paro (la tela è conservata a Padova nella Collezione della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo; il bozzetto nella Pinacoteca Comunale di Ravenna ). Ferma restando l’affinità nella descrizione ambientale – un cielo vaporoso di nuvole su cui si staglia il profilo degli alberi a chiudere la composizione sui due lati – sono le fisionomie delle figure a testare che si tratta di opere contemporanee. Non si giunge ancora alla disarticolazione della forma cui Pellegrini arriverà nei bozzetti della sua attività matura, il cui stile appare debitore dalle opere di Giuseppe Maria Crespi e Giovan Battista Piazzetta; qui siamo ancora in una fase precedente segnata dalla vicinanza con Ricci e più in generale dall’adesione ai temi formali dei pittori ‘chiaristi’ di primo Settecento.

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