Giovanni Battista Gaulli, il Baciccio

(Genova 1639 - 1709 Roma))

Salvator Mundi, 1670 c.

Olio su rame, 29,7 x 18,5 cm (11.69 x 7.28 inches)

  • Riferimento: 677
  • Provenienza: Collezione privata
Bibliografia:

Siamo grati al dr. Francesco Petrucci per avere curato la scheda di questo dipinto

Descrizione:

Il prezioso e raro dipinto, come indica la sua funzione originaria legata ad un manufatto sacro di arte decorativa, raffigura Gesù Bambino che sorregge la croce, simbolo della sua Passione, appoggiato con il braccio destro sul globo terrestre e assiso sulle nuvole, come un sovrano su un trono celeste. È un Cristo “redentore” e “salvatore”, attraverso il sacrificio salvifico che sottende. La composizione è dipinta su una lastra di rame, che originariamente formava una sorta di sportello o battente, come indica la presenza delle originali bandelle in ferro forgiato con terminazione cuoriforme, ancora presenti sul retro della lastra. Esse dovevano essere applicate a dei cardini, come suggeriscono gli incassi sul bordo della lastra e la striscia finale di rame con tre piccoli fori, relativi a ulteriori secondari ancoraggi. Altri fori irregolari, presenti dalla parte opposta, riguardano probabilmente interventi successivi di fissaggio della lastra, mentre i due fori posti sulla sinistra centralmente, poi tamponati, potevano forse interessare la presenza di una maniglia (G. Anedi, Le Bandelle delle porte in ferro forgiato. Arte e storia dal XII al XVIII secolo, Milano 2002). La lastra era probabilmente lo sportello di un reliquiario, forse contenente reliquie della croce, molto frequenti in cappelle private. Effettivamente presunti frammenti del lignum crucis sono conservati da secoli in varie chiese, conventi, basiliche, luoghi sacri e cappelle private di tutta Europa, soprattutto a Roma, tanto che Erasmo da Rotterdam affermava con ironia che ne circolavano così tanti esemplari che con quel legno si sarebbe potuta costruire una nave e Calvino scriveva nel Traité des reliques che tutti questi pezzi della croce messi insieme avrebbero formato il carico di una nave, sebbene i Vangeli riferissero che tale carico era stato trasportato da un solo uomo! Tuttavia l’enorme quantità di reliquie della Croce presente nel passato era tanto leggendaria, che secondo San Paolino esisteva il miracoloso fenomeno “della reintegrazione della Croce”, in base al quale i frammenti staccati si rigeneravano continuamente (The Catholic Encyclopaedia, Vol. 4, np. 524]. Tra le più famose reliquie, i tre grossi pezzi custoditi a Santa Croce in Gerusalemme a Roma e la “croce di Giustino”, prezioso manufatto di oreficeria del VI secolo nel Tesoro della Basilica Vaticana, che ne contiene due (W. Ziehr, La Croce, Stoccarda 1997). Il dipinto può essere attribuito a Giovan Battista Gaulli, uno dei massimi artisti attivi a Roma nella seconda metà del Seicento, unico a poter contendere il primato di caposcuola a Carlo Maratti (su Gaulli, con ulteriore vasta bibliografia, cfr. L. Pascoli, Vite de’ pittori, scultori ed architetti moderni, Roma 1730-1736, ediz. critica a cura di A. Marabottini, dedicata a V. Martinelli, Perugia 1992, pp. 274-286; R. Soprani, C. G. Ratti, Delle vite de’ Pittori, Scultori ed Architetti Genovesi, Genova 1769, II, pp. 74-90; M. V. Brugnoli, Contributi a Giovan Battista Gaulli, in “Bollettino d’Arte”, XXXIV, 3, 1949, pp. 225-239; R. Enggass, The painting of Baciccio / Giovan Battista Gaulli, 1639-1709, Pennsylvania University 1964; D. Graf, Die Handzeichnungen von Guglielmo Cortese und Giovanni Battista Gaulli. Kustmuseum Düsseldorf, 2 voll., Düsseldorf 1976; M. Fagiolo dell’Arco, R. Pantanella, Museo Baciccio. In margine a quattro inventari inediti, Roma 1996; Giovan Battista Gaulli Il Baciccio 1639 – 1709, catalogo mostra, a cura di M. Fagiolo dell’Arco, D. Graf, F. Petrucci, Ariccia, Palazzo Chigi, 11 dicembre 1999 – 12 marzo 2000, Milano 1999; F. Petrucci, Baciccio. Giovan Battista Gaulli (1639-1709), Roma 2009). Motivazioni di ordine stilistico, come il disegno scultoreo di matrice barocca e berniniana, il cromatismo vivace e la scioltezza pittorica, rendono il riferimento certo. Un persuasivo termine di confronto, per affinità iconografiche e stilistiche, compresa la simile inquadratura e impostazione della posa, è il Gesù Bambino Salvatore della Galleria di Palazzo Rosso a Genova, ove tuttavia manca la croce e il Cristo è benedicente (olio su tela, cm. 128 x 96,3, inv. PR 89. Catalogo de’ quadri appartenenti al Sig. Marchese Antonio Brignole Sale…, 1829, p. 12; M. V. Brugnoli, 1949, p. 236; B. Canestro Chiovenda, Aggiunte al Bernini e alla Regina Cristina. Inediti e precisazioni sul Gaulli, in “Commentari”, XXI, 3, 1970, p. 240, fig. 17; P. Boccardo, in Il Baciccio un anno dopo/ La collezione Chigi restauri e nuove scoperte, catalogo mostra, a cura di M. Fagiolo dell’Arco, F. Petrucci Ariccia, Palazzo Chigi, 25 marzo – 27 maggio 2001, Milano 2001, n. 9, pp. 46-47; F. Petrucci, Baciccio. Giovan Battista Gaulli (1639-1709), Roma 2009, p. 565, n. D8). Potrebbe essere plausibile una committenza in ambito gesuita del manufatto di cui lo sportello faceva parte, realizzato magari per un cardinale o un alto prelato legato alla Compagnia di Gesù. Tra i cardinali gesuiti legati al Baciccio, ricordiamo Giovan Francesco Negrone (1629-1713), che sebbene gli avesse impedito la possibilità di affrescare il transetto destro del Gesù, ove invece il pittore genovese dipinse tutto il resto (volta, cupola, pennacchi, transetto sinistro, catino absidale) gli commissionò varie opere. Anche per il rame si può confermare, come per la tela di Palazzo Rosso, una datazione precoce, forse ai primi anni ’70, per il vivo pittoricismo e i caratteri rubensiani dell’esecuzione, che rimandano alla formazione genovese. Il pittore genovese Giovan Battista Gaulli, detto “il Baciccio”, fu un artista poliedrico, favorito da Bernini e protetto dai papi, che toccò tutti i generi pittorici con uguale dignità. Il suo influsso fu fondamentale per lo sviluppo della pittura del Settecento. Si distinse come sommo ritrattista, tra i più grandi del Seicento, avendo ritratto tutti i papi da Alessandro VII a Clemente XI, moltissimi cardinali e principi, riuscendo a conferire ai suoi modelli un raro senso di verità e di profondità psicologica. Fu raffinato esecutore di affreschi, avendo fissato con la decorazione della Chiesa del Gesù e di Santi Apostoli a Roma schemi che saranno ripresi in tutta Europa, da Venezia, all’Austria, alla Francia. Dipinse mirabili pale d’altare e fu un prolifico pittore da quadreria, con opere che figuravano nelle maggiori collezioni patrizie (Chigi, Altieri, Ottoboni, Rospigliosi, Spinola, Luigi XIV, etc.). Il dipinto è stato sottoposto a pulitura della superficie pittorica, che ne ha svelato uno stato conservativo eccellente. Allo scopo di renderne l’opera più fruibile all’occhio è stato integrato, con la tecnica del “rigatino”, il foro della chiave, gia’ chiuso in epoca ottocentesca. Alcune svelature di minore importanza sono state reintegrate.

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