Spinello Aretino

(Arezzo, c. 1346 - 1410)

San Giovanni Evangelista, 1382-1387

tempera su tavola, fondo oro, 97 x 27,5 cm (38.19 x 10.83 inches)

  • Riferimento: 812
  • Provenienza: Collezione privata
Bibliografia:

M. Ferretti in Antichi Maestri Pittori. Quindici anni di studi e ricerche, a cura di G. Romano, catalogo della mostra, Torino 1993, pp. 54-67
E.S. Skaug, Punch Marks from Giotto to Fra Angelico, Oslo 1994, p. 279
A. Labriola, La Decorazione Pittorica, in L’Oratorio di Santa Caterina. Osservazioni storico-critiche in occasione del Restauro, a cura di M. De Vita, Firenze 1998, pp. 51-59
S. Weppelmann, Spinello Aretino e la Pittura del Trecento in Toscana, Firenze 2011, pp. 178 - 180
A. Bresciani, Spinello di Luca detto Aretino, Firenze, 2021, ill. 47

Attivo per circa quaranta anni, nei decenni che segnano la fine del XIV secolo e l’inizio del nuovo secolo, tra la natia Arezzo, Firenze, Lucca e Pisa, Spinello Aretino è una della figure centrali per il passaggio dai modi della pittura del secondo Trecento al Tardogotico. Già Vasari gli dedica una vita, ma è solo negli ultimi cinquant’anni, con gli studi di Miklos Boskovits, prima, e Stefan Weppelmann, poi, che l’artista ottiene un profilo e una ricostruzione della sua carriera scientificamente accurata.

Come scrive un altro grande conoscitore della pittura toscana del Trecento, Everett Fahy[1]: “In recent studies of late fourteenth – century Italian painting, the reputation of few painters have gone up more than Spinello Aretino’s. No longer classified with the conservative followers of Orcagna, he is now estimated as a first – rate talent and credited in part with the reform that paved the way in Tuscany for the flourishing of the International Gothic style”.

Il percorso di Spinello inizia ad Arezzo verso la metà degli anni Settanta; il primo punto fermo per la nostra conoscenza è l’affresco, datato 1377, eseguito originariamente sopra la tomba di Clemente Pucci nel chiostro di Sant’Agostino ad Arezzo ed oggi nel Museo Diocesano. Da Arezzo nel 1380 l’artista si sposta a Lucca dove diventa uno dei pittori più attivi in città; per Lucca Spinello realizza due importanti pale che lasceranno un segno profondo sulla generazione più giovane di pittori locali come Angelo Puccinelli e Giuliano di Simone.

Verso la fine del decennio Spinello si sposta nuovamente, trasferendosi a Firenze, dove già nel 1387 risulta iscritto all’Arte dei Medici e degli Speziali. Nel capoluogo toscano l’artista lascia il suo primo capolavoro, gli affreschi della Sacrestia di San Miniato al Monte, databili al 1388, dove le storie di San Benedetto sono narrate su due registri con grandissima verve in scene ricchissime di dettagli aneddotici, con un gusto ben lontano dalla brevitas giottesca. Gli anni del primo soggiorno fiorentino sono ricchi anche di opere su tavola, a lungo lette sulla scorta di quanto scritto da Vasari, come un esempio di tardo giottismo, ma che invece - come fa notare la critica moderna - guardano, con la loro dolcezza soffusa, piuttosto ai modelli di Bernardo Daddi.

A questo momento spetta anche la tavola qui presentata. Comparsa nel 1987 in un’asta monegasca di Sotheby’s[2], dove al lotto precedente figurava una Madonna con il Bambino, evidentemente proveniente dallo stesso complesso[3], passò poi presso l’antiquario Giancarlo Gallino che la presentò a una mostra della propria galleria a Torino nel 1987 affidandone lo studio a Massimo Ferretti[4]. Lo studioso individuò altri due elementi dello stesso complesso, un Sant’Agostino e un San Domenico passati nel 1989 presso Semenzato a Milano[5], riuscendo così a fornire un’ipotesi di ricostruzione del polittico quasi completa.

Al centro dunque compare la Madonna con il Bambino ritto sulle sue ginocchia, alla sua sinistra san Giovanni Evangelista, accanto a lui san Domenico; il posto d’onore alla destra della Vergine, importante anche perché possibile fonte di indicazioni sulla committenza del polittico, era occupato da una tavola che non è stata ancora rintracciata, mentre all’estremità sinistra compariva il Sant’Agostino. Resta da chiedersi se il polittico fosse fornito anche di una predella, o con storie mariane o con diverse storie, ognuna relativa al santo sovrastante, come spesso accadeva.

Non conosciamo la destinazione originaria dell’opera ma la presenza di san Domenico, anche se non al posto d’onore, fa comunque ipotizzare, come suggerisce Stefan Weppelmann[6], che il polittico sia stato eseguito per un convento dell’ordine domenicano. Siamo dunque in prossimità degli affreschi di San Miniato, in un arco temporale che si potrebbe circoscrivere alla seconda metà degli anni ’80. San Giovanni, con la sua aria dolce e un po’ malinconica, con i rosa cangianti del mantello accostati al verde pistacchio dell’evangeliario e della sottoveste, è già partecipe di quel gusto nuovo, di quella ricerca di una nuova eleganza, di un linguaggio più complesso, di forme e linee di grande raffinatezza che artisti proprio come Spinello e Agnolo Gaddi imporranno a Firenze nel decennio successivo, preparando il terreno a quella sorta di ‘Autunno del Medioevo’ che sarà a Firenze il primo quarto del Quattrocento, segnato com’è dai capolavori di Gentile da Fabriano, Lorenzo Monaco e Lorenzo Ghiberti.


[1] E. Fahy, A Madonna by Spinello Aretino, in “Cleveland Museum of Art Bullettin”, LXV, 1978, pp. 261-267.
[2] Monaco, Sotheby’s, Tableaux anciens, tableaux et dessins du 19. siècle, 20-21/6/1987, n. 303.
[3] Ivi, n. 302.
[4] M. Ferretti in Antichi Maestri Pittori. Quindici anni di studi e ricerche, a cura di G. Romano, catalogo della mostra (Torino, Antichi Maestri Pittori, 6/10 – 18/12/1993), Torino 1993, pp. 54-67.
[5] Venezia, Franco Semenzato & C., Importanti dipinti antichi, 23/11/1989, n. 5.
[6] S. Weppelmann, Spinello Aretino e la pittura del Trecento in Toscana, Firenze 2011, pp. 178-180.

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